...CORRI FUORI DAL CORO!

"da quando ho imparato a camminare, mi piace correre"
(F. Nietzsche)


"Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!"
(Prima lettera di San Paolo ai Corinti)


A winner is a dreamer who never gives up (N. Mandela)

domenica 18 marzo 2012

Monza-Montevecchia 2012

Tra tradizione e innovazione... restyling di una storica corsa che prenderà vita nel mese di maggio >>> MoMoT
Ogni tanto la vecchia Brianza riesce ancora a generare qualcosa di buono!

Per i fortunati che potranno correrla (e per gli sfortunati come il sottoscritto) la "vera" storia della Monza-Montevecchia:


MONZA-MONTEVECCHIA ECOTRAIL: LA VERA STORIA!

(secondo Giovanni Storti)

Monza-Montevecchia è una gara nata attorno agli anno 70 ma, in realtà, è ispirata ad un fatto poco noto datato attorno al 1750, riguardante Re Carlo “il fedifrago” di Triuggio e Filippa II di Correzzana, detta “la facile”.
Re Carlo, sorpreso in una calda notte di Maggio dalla moglie Mariuccia di Lesmo a letto con Filippa in una dependance di Villa Reale, si dà alla fuga vestito solo della pancera reale e del parrucchino incipriato.
Inseguito dalla muta di cani di Mariuccia, detta “la prosperosa” per via di un abbondante e generoso seno, percorre con incredibile resistenza, assieme al suo fido vassallo Egidio, tutta la valle de Lambro e del Curone fino a giungere alla cima più alta di Montevecchia, allora 1500 metri, e lì accasciarsi stremato.
Poco dopo, ancora ansimante per l'enorme sforzo, viene raggiunto da Mariuccia che lo soffoca col suo petto e dà in pasto ai cani il fido vassallo.
Il ricordo di questa bizzarra vicenda è rimasto nascosto negli archivi parrocchiali di Lomagna fino agli anni settanta, quando un giovane runner chierichetto l'ha riportato alla luce e ha dato inizio a questa bella gara che si corre in tandem proprio per far rivivere l'esperienza di Re Carlo e del suo vassallo Egidio.


Se qualcuno avesse del tempo libero è pregato di passare da Lomagna a verificare l'accaduto...

domenica 4 marzo 2012

Luci e ombre

Considerato che Pippo Pozzato era in gara otto giorni dopo la frattura alla clavicola; considerato che un infartato medio si mobilizza poche ore dopo il by pass; non capisco perchè io debba anelare fino a Pasqua per una cazzutissima infrazione al piede. Ma - se è vero che le piante non crescono tirandole dall'alto - non c'è altro da fare che pensare a un programma alternativo.
Dopo una serie di passeggiate ciclistiche al Parco di Monza (delle quali la prima segnata da foratura...) oggi era in programma l'attacco al GPM di Montevecchia, il primo dell'anno corrente.
Ed ecco, piove.
Nel pomeriggio però le nuvole si diradano e posso fare la mia sgambatina al Parco, prima che faccia sera.
Questa giornata mi propone due chiavi di lettura:
- la pioggia che lascia spazio a un timido sole,
- la mia bicicletta che vaga nelle ultime luci del tramonto.
In medio stat virtus.

Intanto ieri un cielo splendente ha fatto da cornice all'ultima prova del Brianzolo 2012, dove è stato segnalato in netta crescita l'amico Marco detto lo Zio al quale ho (semi)promesso la mia partecipazione alla corsa in montagna del 25 aprile. Speriamo di poterla mantenere questa promessa, ma non faccio programmi - che i programmi sono fatti per essere cambiati... o più prosaicamente: far programmi porta sfiga.

mercoledì 15 febbraio 2012

A proposito di Olimpiadi (ameni racconti nell'attesa del ritorno alle gare)

Ringraziando Dio che le gloriose gesta di audaci atleti staranno lontane dalla nostra Patria ancora per un pò - per il bene della Patria e anche delle gloriose gesta - riporto un bell'articolo tratto da atleticanet.it: quando correre alle Olimpiadi era un'altra cosa.

"L’unico italiano presente era Carlo Airoldi (1869-1929), protagonista di una storia singolare visto che raggiunse la capitale ellenica a piedi, dopo un lungo viaggio durato ventisette giorni: il suo obiettivo era la partecipazione alla maratona ma l’iscrizione gli fu negata perchè era venuto alla luce il premio in denaro ricevuto grazie ad una gara su strada (Milano-Barcellona), corsa qualche mese prima. Accusato di professionismo non venne accettato ai Giochi, che facevano del dilettantismo puro la propria bandiera. Vibranti furono le proteste dell’Italia per appoggiare la causa del povero Airoldi che aveva fatto incredibili sacrifici per potere partecipare ma il comitato olimpico fu irremovibile nel decretarne l’esclusione. Amareggiato lancerà una sfida al vincitore olimpico che non verrà mai raccolta. Questa l’incredibile vicenda del primo atleta italiano, partecipante alle gare di atletica nell’ edizione inaugurale dei Giochi Olimpici dell’era moderna."

da La Bicicletta, anno III – n. 17 (229), mercoledì 27 febbraio 1896:
"Giorni sono ricevetti la visita d'un giovanotto piccolo e così tarchiato, da parere tozzo.
- Chi è lei? - gli chiesi
- Sono Carlo Airoldi, il vincitore della gran corsa pedestre di 1500 chilometri, Torino - Barcellona
Guardai il giovanottello con maraviglia, giacché esso non mi pareva proprio il tipo da corridore, come lo raffigurarono gli antichi. Le gambe erano più corte del normale.
- E cosa desidera? - gli chiesi
- Ecco, io vorrei recarmi ai giuochi Olimpici d'Atene, ove si correrà una grande gara pedestre....
- L'idea è ottima....
- Ma io - continuò l'Airoldi riscaldandosi - intendo recarmi ad Atene a piedi, passando per l'Austria, la Turchia e la Grecia.
- L'idea è audace – obbiettai
- Sono circa 2000 chilometri, ch'io intendo coprire in un mese, sfidando qualunque corridore e qualunque cavallo. Sono anzi sicuro di batterli almeno di ventiquattrore.
- Ma conosce la strada e le lingue?
- Io no. So appena parlare il milanese.
Guardai in faccia il mio interlocutore e compresi quale era la forza del moderno corridore pedestre: una forza di volontà ed una temerarietà senza limiti.
- E la Bicicletta - gli chiesi - in cosa potrebbe tornarvi utile?
- Essa dovrebbe aiutarmi a compiere il percorso, sussidiandomi per le spese più necessarie. Io le manderò delle notizie sulle avventure che mi toccheranno durante il viaggio.
- Accettato - risposi io
In breve la cosa venne combinata.
- Quando conterebbe di partire? - gli chiesi
- Anche domani: io sono sempre pronto."


Cento anni dopo...
Sempre di Olimpiade e sempre di atleti greci si parla, ma questi andavano anche in moto (a detta loro)
I tempi cambiano!

lunedì 30 gennaio 2012

(Red) cross

Si sono svolti ieri a Borgo in Valsugana gli italiani di cross. Li ho seguiti in televisione, reduce dalla risonanza del giorno prima che mi preannuncia diverse settimane di riposo totale.
Con il mal di testa regolare / tipico del day aftèr direbbero gli 883.
L'assenza in telecronaca di Franco Bragagna rendeva il tutto ancor più triste.
Vabbè mi rassegnerò a fare il portaborse al Brianzolo. Per la rinascita attendo - come ormai ogni anno - la Stramilano, quest'anno con l'obbiettivo half marathon. Che coioni anche stavolta...

mercoledì 18 gennaio 2012

"Nella Brianza del cemento ultime speranze di salvezza"

Copio incollo e consiglio dal sito salviamoilpaesaggio.it
(Prima o poi spero di ritornare a parlare di atletica attiva)

Nel Vimercatese, come in tutta la Brianza, l’avanzata del cemento è forte. La Provincia di Monza e Brianza è, dopo Napoli, la provincia più urbanizzata d’Italia. La situazione più grave è nella zona ovest mentre ad est c’è ancora una possibilità di salvare il territorio, tutelandolo e valorizzandolo. Come fare?

Un parco agricolo per il vimercatese

Una proposta concreta già c’è: creare un parco agricolo per il Vimercatese, che unisca gli esistenti Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (Parco Rio Vallone, Parco del Molgora e Parco della Cavallera) e tutte le Aree Agricole Strategiche dei comuni della zona. Al Vimercatese, infatti, come a tutto il nord Milano, manca un grande parco sul modello del Parco Agricolo Sud Milano.

L’idea, lanciata dall’Associazione per i Parchi del Vimercatese in un convegno dello scorso novembre, è quella di un grande parco sovracomunale che sia non solo un progetto paesaggistico ma anche culturale ed economico di rilancio del territorio e della sua vocazione primaria, con la promozione di prodotti locali, turismo e mobilità dolce lungo i percorsi agricoli tra filari, campi e corsi d’acqua.

Le ultime aree agricole rimaste, nel Vimercatese come nel resto della Provincia, rappresentano una risorsa rara e preziosa. Ed è inoltre solo con l’agricoltura che si può al tempo stesso proteggere e rivalorizzare il territorio, nel suo complesso. L’agricoltura non è solo un ricordo da conservare: deve riprendersi la sua funzione di bisogno primario e di azione di equilibrio del territorio.

Cosa succede in Provincia

Il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Monza e Brianza (PTCP) è stato adottato a dicembre. Questo piano sostiene la tutela del territorio solo a parole e con proclami a cui però non seguono i fatti: un vero e proprio argine al cemento con vincoli forti non c’è, nemmeno dove è più necessario, cioè sulle aree limitrofe al tracciato della futura Autostrada Pedemontana.

Nel piano sono individuate le Aree Agricole Strategiche: le associazioni, riunite nell’Osservatorio PTCP Monza e Brianza, hanno già presentato numerose proposte migliorative per inserire e tutelare aree fondamentali e chiedono che queste aree siano ampliate il più possibile, che siano veramente prescrittive e non soggette a vincoli deboli aggirabili dai comuni con i singoli Piani di Governo del Territorio (PGT). Un vero equilibrio ambientale non potrà mai esserci senza un disegno comune che prevalga sui singoli interessi specifici.

Un altro obiettivo strategico è la creazione di un’ampia rete di connessioni tra parchi attuali, trasversale alla predominante direzionalità nord-sud: una vera “rete verde” su cui non devono essere consentiti ambiti di trasformazione. Un modello non nuovo che qualche anno fa si chiamava Dorsale Verde Nord Milano e che speriamo possa avere un nuovo sviluppo.